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Another brick in The Wall #Berlino #Muro #25anni

Mai i Pink Floyd avrebbero immaginato che la loro canzone culto avrebbe colto nel segno anni dopo. Il Muro di Berlino cade il 9 novembre 1989. Venticinque anni che sembrano un secolo per certi aspetti e che a lungo ci hanno fatto coltivare l’illusione che quel Muro fosse l’ultimo a dividere l’Europa, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Non c’è più un muro di cemento a separarci, c’è la crescente incomprensione fra le parti. L’Ucraina a chi appartiene? Al resuscitato impero sovietico oppure all’Europa occidentale? E la stessa Russia da che parte sta? Mikhail Gorbacev fu l’ultimo presidente sovietico prima della fine dell’URSS. Fu il leader che consenti la caduta del Muro senza ordinare all’armata rossa, stanziata in forze nella Repubblica Democratica tedesca, di resistere al dissolvimento della Germania Est. Avrebbe potuto dare l’ordine eppure non lo fece. Era consapevole che la storia stava cambiando vorticosamente, che le guerra fredda era agli sgoccioli, che il mondo aveva bisogno di meno contrapposizione e più cooperazione. Egli teorizzò la casa comune europea, il luogo politico in cui potessero convivere e cooperare le varie anime d’Europa, a prescindere se stessero a ovest o est. Il Muro cadde nell’ormai lontano 1989, la casa comune europea attende ancora di essere costruita. È un compito, forse il più ambizioso e difficile, delle forze progressiste europee. Non vogliamo “another brick in The wall”. Noi vogliamo “No wall and forever”. Luisa Pezone Resp. Cultura, Beni Culturali, Politiche Comunitarie Pd Metropolitano Napoli

La storia del Teatro: #EduardoDeFilippo #Cultura

Il Senato della Repubblica ricorda Eduardo De Filippo nel giorno trentennale della sua scomparsa. Eduardo senatore a vita porto’ il suo messaggio aspro e ironico insieme nel cuore delle istituzioni repubblicane. Chi era Eduardo? Come tutti i grandi artisti era molteplice. Uomo di teatro anzitutto che aveva sublimato sulla scena l’arte di vivere di Napoli. Uomo di parte, impegnato nella vita civile con un occhio di riguardo per la sinistra. Un’arte fatta di disperazione per la condizione degli umili e di orgoglio e di arguzia. “Ti piace il presepe?” Ecco la frase che rimane in mente a tutti. Come la risposta che il figlio ripete: “no, il presepe non mi piace”. “Natale in casa Cupiello” e’ la sintesi più efficace del modo di essere dei napoletani, che diventa metafora del modo di essere della comunità umana. Eduardo: cantor della napoletanita’ e del mondo, autore nostro e universale. Il genio che ci onora nel mondo.

Matera e’ la capitale europea della cultura 2019

Matera e’ la capitale europea della cultura 2019. L’annuncio è dato dal ministro Franceschini a Roma mentre la città attende in piazza il verdetto e lo festeggia con sventolio di bandiere. Per la prima volta una città del sud e’ designata a capitale della cultura. Prima ci furono Genova e Firenze. Un riconoscimento del genere e’ anche un onere. La capitale della cultura vede incrementare il flusso turistico secondo percentuali, che vanno dal 10 al 50%. Vede mobilitare risorse finanziarie locali e nazionali per attrezzare le infrastrutture ai nuovi arrivi. Vede crescere l’economia grazie anche all’indotto. Matera e’ detta la città dei sassi, l’insieme rupestre di case antiche costruite nella pietra e magnificamente conservate. Un gioiello ancora poco noto ai più e che ora si apre sul balcone del mondo. Un buon segnale per tutto il mezzogiorno. Il rilancio può partire dall’uso sapiente dei beni culturali. La lezione vale anche per Napoli e Campania. È questo il nostro obiettivo politico. Luisa Pezone Resp. Cultura Pd Metropolitano Napoli
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Malala e Satyarti: i premi Nobel per la pace

Colpisce la differenza d’età, diciassette lei e sessanta lui, e la contrapposizione storica dei due paesi vicini, Pakistan e India. Colpisce la giovane età di Malala, una predestinata sin da quando cadde nella trappola dei talebani, sopravvisse al loro attentato, parlo all’ONU sui diritti delle bambine in regimi oscurantisti come quello afghano. Ora che è una giovane donna cresciuta molto in fretta mostra convincimenti ancora più decisi. Parla della fine dell’inimicizia fra Pakistan e India e invita, con Satyarti, i leader dei due Paesi ad accompagnare gli insigniti al ritiro del premio. Una foto a quattro sul palco reale di Norvegia: un’occasione unica nella storia. Una ragazza dei primati che ha lungo tempo davanti a se per continuare a incantare il mondo con la semplicità del suo messaggio di pace. Ti auguriamo di divertirti, ora che sei celebre e riconosciuta ovunque, perché, cara Malala, anche tu come le giovani di questa età hai il diritto all’attimo di spensieratezza. Luisa Pezone Responsabile Cultura Pd Metropolitano Napoli
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Giorgio Napolitano e Mario Draghi a Napoli

Un parterre di primissimo piano si è riunito oggi alla Stazione Marittima di Napoli sul tema delle piccole e medie imprese. Il titolo (in inglese) fa riferimento alla “Crescita attraverso l’impresa: sfruttare le opportunità”. Il convegno è organizzato dalla Presidenza italiana del Consiglio UE e dalla Commissione europea e si onora in apertura della presenza del Capo dello Stato. Il Presidente Giorgio Napolitano coglie qualsiasi occasione per rinnovare il patto di affetto e vicinanza alla “sua” Napoli. Il momento è difficile socialmente e ora anche istituzionalmente. La decadenza da Sindaco di De Magistris ci pone davanti a un vuoto di potere. E questo mentre la città sta per ricevere il direttorio della BCE, con il Presidente Draghi in testa. Ecco la contraddizione di Napoli: città europea per gli europei, provincia profonda per gli abitanti a cominciare dall’ex primo cittadino. Quando riusciremo a recuperare la cesura fra Europa e città, una cesura che è anche e soprattutto culturale, potremo dire di avere compiuto la nostra missione. La sfida è ardua, ce la stiamo mettendo tutta. Per il momento ascoltiamo quanto la Commissione ha da dire sulle imprese. Il loro rilancio reca immediati benefici all’occupazione. Rasserena il nostro clima perennemente surriscaldato.

Vince il “no” all’indipendenza della Scozia

Col 55% dei voti vince il “no” all’ indipendenza della scozia. Un risultato per nulla scontato se si pensa alla platea dei sostenitori, cui nelle ultime ore si era aggiunto Murray, il tennista più celebre del Regno. La Borsa di Tokyo, la prima ad aprire dopo la consultazione, registra subito il record positivo. Segno che i famosi mercati vedono male le secessioni. E non hanno torto. In un mondo globalizzato le aggregazioni stanno nella natura delle cose, mentre la ricerca esasperata delle specificità va in controtendenza. Ha pesato sulla vittoria degli unionisti anche la minaccia dell’Unione Europea. Attenti, scozzesi e quanti in Europa volete staccarvi, la secessione comporta uscita dall’Unione e se volete rientrare, dovete seguire la procedura di adesione, al pari di Turchia e Macedonia e Serbia. Insomma precipitate dalla serie A alla serie C e non è detto che la promozione arrivi in tempi brevi. La larga minoranza per il “si” imporrà comunque riforme profonde nell’assetto del Regno Unito, se il governo di Londra non vorrà vanificare le promesse dell’ultima ora. Comunque tirano un sospiro di sollievo Belgi e Spagnoli, rispettivamente minacciati dalle secessioni dei Paesi Baschi e delle Fiandre. Uniti si continua, separati si va a sbattere. La lezione vale per tutti, anche per noi.
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L’Europa ha bisogno di Federica Mogherini quanto Federica Mogherini ha bisogno d’Europa

Non è un gioco di parole, è la costatazione dello stato di crisi in cui versa la politica estera europea, un bruco che non riesce a volare da farfalla e resta nel bozzolo delle politiche estere nazionali. Ciascuno stato membro tira la coperta dalla sua parte e la coperta è classicamente troppo corta per coprire tutti. O meglio copre tutte le pulsioni, ma in maniera afasica, diramando dichiarazioni ovvie che non scalfiscono gli interlocutori terzi né animano i cittadini europei. Non che attorno alla politica estera si possano mobilitare le coscienze offuscate dalla crisi economica. Ma la politica estera è vitale per aiutare a uscire dalla crisi. Una crisi nei rapporti energetici con la Russia e con il Golfo Persico fa schizzare i prezzi e deprime ancora più la competitività delle nostre industrie. Oltre a renderci oltremodo vulnerabili verso l’estero. Hai voglia a gridare come Grillo che le energie alternative sono la soluzione. Nel prossimo inverno cosa facciamo senza gas e petrolio a prezzi ragionevoli? La politica estera facilita gli scambi commerciali e le quotazioni azionarie. A qualsiasi minaccia di guerra le borse si deprimono e le aziende ne risentono. Per non parlare dei flussi migratori senza controllo se non si stabilisce una rete di accordi coi paesi di provenienza e di transito. Federica Mogherini avrà molto da fare per dare nerbo alla PESC di cui da novembre sarà la Lady.
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Buon lavoro Federica #Mogherini!

Matteo Renzi ce l’ha fatta, è il caso di dire contro gufi e rosiconi. Federica Mogherini è la nuova Alta Rappresentante per la politica estera e di sicurezza. L’incarico è cosiddetto di doppio cappello. Come AR, Mogherini è il Ministro degli Esteri e della Difesa dell’Unione europea, come Vice Presidente della Commissione è la vicaria del Presidente Juncker con responsabilità di coordinamento su tutta l’azione esterna della Commissione. Come AR inoltre dirige il SEAE, il servizio europeo per l’azione esterna, la diplomazia europea forte di migliaia di persone e di risorse inimmaginabili alla Farnesina da cui proviene. Mogherini entra nel collegio in quota socialista per bilanciare il popolare Juncker alla presidenza della Commissione e il popolare Tusk alla presidenza del Consiglio europeo. Il sostegno unanime del PSE alla candidatura è stato ufficializzato dal Presidente Hollande dopo la riunione dei socialisti europei all’Eliseo, riunione cui ha partecipato Renzi. Al momento della nomina, Federica s’è commossa e ha commentato: ho 41 anni e mi occupo di politica estera da 20, l’età non si può cambiare, con me e con Renzi e con altri colleghi viene avanti una nuova generazione di dirigenti europei che si pone nella scia dei padri fondatori. Federica, abbi il nostro abbraccio e il nostro augurio partecipe di buon lavoro. Per le Donne, per l’Italia, soprattutto per l’Europa!
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#SbloccaItalia

La mossa del gelato è carica d’ironia e di buon gusto. E’ la risposta ai sapientoni dell’Economist che a loro volta ironizzavano sulla crisi italiana. I dati mostrano un’Italia in deflazione: i prezzi calano negli ultimi mesi e con loro il tasso di occupazione. La risposta governativa, pronta e immediata, è di fare ripartire i grandi cantieri con il Decreto Sblocca Italia. Le opere cantierabili, o già cantierate, sono l’ossigeno al malato occupazione. Come lo sono le piccole opere di tutti i giorni che interessano a milioni di famiglie col problema di ristrutturare casa. Ripartono le opere pubbliche e private, riparte la macchina. Le migliaia di mail giunte a Palazzo Chigi dai Sindaci meritano una risposta positiva, l’avranno a stretto giro. Le altre riforme decise dal Governo sono non meno importanti – si pensi alla giustizia civile, in sofferenza da anni – ma dispiegheranno gli effetti a medio termine. Lo stesso dicasi delle riforme della scuola e dei beni culturali. Occorre la sterzata ora e subito, e questa è venuta dalle decisioni governative di venerdì. Oggi è un altro giorno, Renzi vola a Bruxelles per il Consiglio europeo delle nomine, e non solo. Si parlerà certamente di economia e di politica estera. Un’agenda così carica non la si vedeva da anni. Stringiamoci attorno al guidatore, confidiamo nella sua abilità.
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Il Rapport Svimez 2014. Curiamo il nostro Sud per curare l’Italia

SVIMEZ sta per Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ed ad onta del nome, il suo rapporto 2014 sullo stato del Mezzogiorno è tutt’altro che di sviluppo. Se non dovessimo usare la parola per le vere guerre, il rapporto SVIMEZ andrebbe definito come bollettino di guerra. Più correttamente come annuncio della disfatta. La disfatta dell’economia italiana si consuma da noi. Negli anni della crisi il Sud perde il 3,5% del PIL rispetto all’1,4% del Centro-nord. Le famiglie povere aumentano ovunque con punte dell’80% al Sud. Il numero degli occupati scende sotto alla cifra simbolo dei 6 milioni: mai così male dagli anni settanta. La popolazione diminuisce (dimuinerebbe anche di più se non fosse per i figli degli immigrati) ed arriverà in 50 anni a pesare per il 27% sulla popolazione nazionale. In questo periodo, che per i giovani corrisponde all’orizzonte di vita, il Sud perderà 4,2 milioni di abitanti per effetto di due fenomeni: la minore natalità, che significa minori speranze per il futuro; l’emigrazione verso il Centro-nord e l’estero. A fronte di queste cifre la prima reazione è di sgomento. Tutti noi meridionali che viviamo nel Meridione percepiamo l’ondata di nuova povertà, a cominciare dalla nostra ridotta capacità di spesa. La dirigenza politica che non ha saputo sostituire il meccanismo della Cassa per il Mezzogiorno con altri stimoli pubblici all’economia. La dirigenza imprenditoriale che delocalizza nei posti più disparati ma non al Sud. La criminalità organizzata che tiene lontano i potenziali investitori. La stessa popolazione che scivola nella passività dei sentimenti. Un grande riscatto civico occorre per generare un grande riscatto economico. La classe politica dirigente degli ultimi anni ci ha trascinati dove siamo. Iniziamo da qui il cambiamento. Abbiamo bisogno di un riscatto. Le malattie si propagano. Curiamo il nostro Sud per curare l’Italia.