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Another brick in The Wall #Berlino #Muro #25anni

Mai i Pink Floyd avrebbero immaginato che la loro canzone culto avrebbe colto nel segno anni dopo. Il Muro di Berlino cade il 9 novembre 1989. Venticinque anni che sembrano un secolo per certi aspetti e che a lungo ci hanno fatto coltivare l’illusione che quel Muro fosse l’ultimo a dividere l’Europa, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Non c’è più un muro di cemento a separarci, c’è la crescente incomprensione fra le parti. L’Ucraina a chi appartiene? Al resuscitato impero sovietico oppure all’Europa occidentale? E la stessa Russia da che parte sta? Mikhail Gorbacev fu l’ultimo presidente sovietico prima della fine dell’URSS. Fu il leader che consenti la caduta del Muro senza ordinare all’armata rossa, stanziata in forze nella Repubblica Democratica tedesca, di resistere al dissolvimento della Germania Est. Avrebbe potuto dare l’ordine eppure non lo fece. Era consapevole che la storia stava cambiando vorticosamente, che le guerra fredda era agli sgoccioli, che il mondo aveva bisogno di meno contrapposizione e più cooperazione. Egli teorizzò la casa comune europea, il luogo politico in cui potessero convivere e cooperare le varie anime d’Europa, a prescindere se stessero a ovest o est. Il Muro cadde nell’ormai lontano 1989, la casa comune europea attende ancora di essere costruita. È un compito, forse il più ambizioso e difficile, delle forze progressiste europee. Non vogliamo “another brick in The wall”. Noi vogliamo “No wall and forever”. Luisa Pezone Resp. Cultura, Beni Culturali, Politiche Comunitarie Pd Metropolitano Napoli

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