La vertenza La Doria di Acerra spiegata da Nicola Marrazzo

Dopo mesi di trattative, la vertenza La Doria sta arrivando al suo esito, che purtroppo pare non positivo.
In questo tempo, Regione e Governo hanno provato in ogni modo a convincere l’azienda a non chiudere lo stabilimento di Acerra, ma si sono scontrati con la determinazione fredda e pervicace della società. La Commissione Lavoro e Attività Produttive, che presiedo, ha convocato i vertici della società, che però hanno preferito disertare la riunione facendo partecipare il capo del personale, nonostante fosse presente anche il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, insieme all’assessore regionale alle Attività Produttive Antonio Marchiello, al sindaco di Acerra Raffaele Lettieri, al Vescovo di Acerra Antonio Di Donna e ai rappresentanti dei lavoratori.

Questa vertenza rischia di essere un caso emblematico di società che investono al Nord depauperando il tessuto sociale e produttivo del Meridione. E ciò nonostante il fatto che un investimento industriale al Sud, mai come in questo momento, possa essere estremamente conveniente. Un luogo come Acerra, infatti, gode di eccezionali agevolazioni, tra le quali la decontribuzione totale per i nuovi assunti a tempo indeterminato, il credito d’imposta fino a 50 milioni, forti agevolazioni per attività di formazione dei dipendenti. Inoltre, la Regione Campania è stata la prima regione d’Italia a legiferare sulle Zone Economiche Speciali, anche se siamo ancora in attesa di un decreto attuativo del Governo nazionale (che ieri ho sollecitato al Ministro Di Maio) in materia di semplificazione e sburocratizzazione per chi crea imprese nelle ZES.

La Doria aveva acquisito questo stabilimento solo quattro anni fa destinandolo alla produzione di sughi pronti. Oggi sostiene che lo stabilimento è in perdita di 3 milioni di euro l’anno a causa di difficoltà logistiche dovute al trasporto delle materie prime acquistate nel centro Italia. Nel frattempo ha condotto una vasta operazione di investimenti per potenziare i propri siti produttivi del nord, soprattutto quello di Parma, dove vorrebbero trasferire le attività che oggi vengono realizzate ad Acerra.

Ai 67 lavoratori attualmente impiegati ad Acerra, l’azienda aveva offerto, in un primo momento, l’alternativa tra il trasferimento a Parma e l’interruzione del rapporto di lavoro. In seguito alle nostre pressioni, La Doria ha offerto ai dipendenti la possibilità di trasferirsi in altri stabilimenti campani del gruppo, come quello di Angri o di Sarno, ma mai si è smossa dalle sue posizioni quando abbiamo chiesto che la fabbrica fosse riconvertita, lasciando sorgere il dubbio che l’acquisto della fabbrica fosse in realtà solo un’operazione immobiliare e non un esercizio dell’attività di impresa.

Il sito produttivo di Acerra ha un particolare significato per una popolazione che negli ultimi anni ha visto numerose attività cessare, basti pensare al caso ex Montefibre. La comunità acerrana non merita questo destino, considerando la ricchezza umana ed il grosso contributo che offre alla nostra regione, ad esempio nello smaltimento dei rifiuti con il termovalorizzatore.

Tuttavia, la vicenda La Doria non riguarda solo Acerra, ma coinvolge tutta la politica industriale del nostro paese. Lo sviluppo industriale nella nostra regione è a livelli critici. La regione sta facendo tutto quanto in suo potere per attrarre investimenti e imprenditori. Ma la politica industriale coinvolge necessariamente responsabilità e prerogative del governo centrale, che deve decidere se perseguire il disegno leghista di rafforzamento industriale del nord o se investire nel Sud e quindi proteggere questa terra da atteggiamenti proditori come quello verificatosi nel caso La Doria.

Nicola Marrazzo
(Presidente Commissione Attività Produttive della Regione Campania)